L’inquinamento accorcia la vita degli italiani di almeno due anni. Non è più accettabile. - The Vision

In Europa e negli altri Paesi occidentali la principale cause di morte prematura sono ormai le malattie cardiovascolari e respiratorie. Un nuovo studio ha dimostrato che questa incidenza è amplificata dall’inquinamento dell’aria che respiriamo ogni giorno. La ricerca, pubblicata sull’European Heart Journal, dimostra che in Europa l’impatto dell’inquinamento dell’aria sulla salute è molto maggiore di quanto si pensasse. Gli autori, tra cui Jos Lelieveld del Max Planck Institute for Chemistry e Thomas Münzel del Mainz University Medical Center, hanno incrociato i dati sull’inquinamento dell’aria con quelli epidemiologici, sulla densità di popolazione e sulle cause di morte in Europa, dimostrando che l’inquinamento dell’aria accorcia di circa due anni l’aspettativa di vita dei suoi abitanti. Mentre su scala globale 120 persone su 100mila muoiono prematuramente per gli effetti dell’inquinamento, il dato europeo è di 133 decessi ogni 100mila.

I numeri della ricerca sono molto più alti di quelli del Global Burden of Disease (Gbd), uno studio globale sulla salute pubblica pubblicato nel 2018. Fino a pochi anni fa si stimava che il tasso di mortalità globale dovuto all’inquinamento dell’aria fosse di circa 4.5 milioni di persone l’anno. I nuovi calcoli, invece, parlano di 8.8 milioni di morti a livello globale, di cui 800mila in Europa. Per fare un confronto, l’Organizzazione mondiale della sanità stima un tasso di mortalità prematura dovuta al fumo (attivo e passivo) di circa 7.2 milioni di persone l’anno. Il rischio dovuto all’inquinamento ha quindi valori addirittura superiori, con una sola differenza: il fumo, quando non ci si riferisce a quello passivo, è una decisione personale, l’inquinamento dell’aria no. 

Oltre che dell’aumento dell’incidenza di patologie respiratorie, l’inquinamento atmosferico è responsabile anche dell’insorgenza di malattie cardiovascolari dovute all’accumulo di particolato fine nel sangue. Il termine tecnico per indicare queste particelle è Pm2.5, molecole molto piccole dal diametro di 2.5 micrometri o meno. Si tratta delle unità inquinanti più sottili e si sviluppano in generale con la combustione: vengono immesse in atmosfera dagli incendi boschivi, dagli scarichi delle automobili, da centrali elettriche alimentate da combustibili fossili. Le Pm2.5 sono talmente sottili da riuscire a passare senza problemi dalle vie aeree alla circolazione sanguigna, con un impatto grave soprattutto per anziani e bambini. Secondo i ricercatori “L’esposizione prolungata ad alti valori di particolato fine danneggia le funzioni vascolari, e questo può provocare infarto del miocardio, ipertensione, ictus e insufficienza cardiaca.” Inoltre le Pm2.5, trasportate anche ai vasi sanguigni del cervello, potrebbero essere una delle cause della demenza. 

Attualmente il 95% della popolazione globale è esposto ogni anno a valori molto alti di Pm2.5. I risultati dello studio pubblicato sull’European Heart Journal mostrano che in Europa la quantità di Pm2.5 è di circa 25 microgrammi per metro cubo d’aria, mentre l’Organizzazione mondiale della sanità afferma che, per non provocare danni alla salute, il valore deve essere inferiore a 10 microgrammi per metro cubo. Sebbene il Paese con l’aria più inquinata al mondo sia l’India, l’Europa supera la media internazionale, soprattutto quella dell’Est, a causa del maggior utilizzo di combustibili fossili per la produzione di energia, della combustione di legno e carbone per il riscaldamento, e per la scarsità di politiche per la riduzione dell’inquinamento e la salvaguardia dell’ambiente. 

Il report Clean Air Outlook della Commissione europea dimostra che ridurre il tasso di mortalità da inquinamento è possibile. Il commissario europeo per l’ambiente, la pesca e gli affari marittimi, Karmenu Vella, ha dichiarato che “Assicurare aria pulita ai cittadini europei richiede azioni urgenti da parte degli Stati membri, e queste azioni avranno impatti positivi a lungo termine. Le politiche ci sono e stanno lavorando nella giusta direzione, ma vanno implementate. Al costo di appena un euro per cittadino ogni anno, migliaia di morti premature causate dall’inquinamento potrebbero essere prevenute entro il 2030”. Le ricadute positive di queste politiche si estenderebbero anche all’economia: uno studio condotto da InnoEnergy e Deloitte ha dimostrato infatti che l’Europa, con il miglioramento delle misure per la riduzione dello smog, potrebbe risparmiare 183 miliardi di euro entro il 2025. Per ridurre la quantità di Pm 2.5 e di altri inquinanti nell’aria un passo importante, secondo Jos Lelieveld, è intervenire sulla nostra dipendenza energetica da combustibili fossili: “Passare all’utilizzo di energia pulita e rinnovabile non solo ci permetterebbe di rispettare gli accordi di Parigi sul cambiamento climatico, ma anche di ridurre fino al 55% il tasso di mortalità da inquinamento dell’aria in Europa”. 

È importante agire anche su altri fronti, come i trasporti sia pubblici che privati, privilegiando quelli a scarso impatto ambientale. È proprio la mobilità la causa di circa un quarto delle emissioni inquinanti totali, in particolare quella su strada: nel 2014 dal trasporto su gomma arrivava il 70% delle emissioni totali di gas serra. Molte città europee hanno iniziato a mettere al bando le auto nei centri cittadini, in favore di un sistema di trasporti più sostenibile. A Parigi il divieto entrerà in vigore già quest’estate per i veicoli diesel più vecchi e inquinanti. Anche a Oslo, entro la fine dell’anno, nuovi investimenti nel settore del trasporto pubblico e l’aumento dei percorsi ciclabili permetteranno di rendere effettivo il bando di tutte le automobili dal centro della città. Lo stesso provvedimento dovrebbe essere preso a Madrid entro il 2020. In Italia, secondo il rapporto di Euromobility del 2018, la città con la mobilità più sostenibile è Parma, grazie al buon funzionamento del servizio pubblico, alla presenza di molti veicoli a basso impatto ambientale e ai servizi di mobilità condivisa. La seguono Milano e Venezia, mentre per le altre città (compresa Roma, al ventitreesimo posto) c’è ancora molto da fare.

L’amministrazione di Helsinki ha il progetto ambizioso, a partire dal 2025, di scoraggiare l’acquisto e l’utilizzo di auto private in favore di una mobilità “on demand”: le persone potranno infatti pianificare tutti gli spostamenti usando lo smartphone. Inserendo in una app installata sul telefono l’origine e la destinazione degli spostamenti in città e fuori, questa fornirà una serie di opzioni, dal car sharing alle auto senza pilota, dalle biciclette ai bus elettrici, a seconda dei chilometri da percorrere e delle condizioni meteo. L’idea punta anche su prezzi competitivi, tali da rendere economicamente svantaggioso l’acquisto e la manutenzione di un’auto privata. Un piccolo progetto pilota è stato sperimentato sempre nella capitale finlandese dal 2012 al 2015 con Kutsuplus, un sistema di minibus on demand prenotabile via smartphone, con orari, origine e destinazione flessibili a seconda delle richieste. Nonostante i prezzi più alti rispetto al normale servizio pubblico, oltre 32mila persone si sono registrate e hanno usufruito di Kutsuplus, che purtroppo è stato interrotto nel 2015, quando il comune ha bloccato i fondi per la sperimentazione. 

Ricerca e tecnologia sono fondamentali per i progetti di mobilità sostenibile come, ad esempio, Hyperloop, tra i più ambiziosi degli ultimi anni in termini di costi e riduzione dell’impatto ambientale: nato nel 2013 da un’idea di Elon Musk, molte compagnie stanno oggi provando a realizzarlo, tra cui The Boring Company dello stesso Musk, Hyperloop Transportation Technology e Transpod. Il progetto promette di modificare completamente l’idea di trasporto di merci e persone, con l’utilizzo di capsule di alluminio a levitazione magnetica che si spostano alla velocità massima di 1200 chilometri orari all’interno di tubi sottovuoto, abbattendo i tempi di percorrenza. Ad esempio, secondo Gabriele “Bibop” Gresta, presidente di Hyperloop Transportation Technology, questa tecnologia permetterà di viaggiare tra Roma e Milano in circa mezz’ora, utilizzando energie rinnovabili, soprattutto solare, eolica e geotermica. 

Nelle idee degli sviluppatori, una volta in funzione Hyperloop dovrebbe arrivare a produrre più energia di quella che consuma. La ricerca va avanti grazie al crowdsourcing, un sistema produttivo che mette insieme diverse idee e competenze per trovare insieme una soluzione comune. Al progetto lavorano infatti scienziati della Nasa, del Mit, ex dipendenti di Tesla e della Boeing. Hyperloop Transportation Technology, ad esempio, coordina attualmente 800 ingegneri e professionisti in 40 Paesi, impegnati a costruire la prima capsula, che dovrebbe essere inaugurata in occasione dell’Expo 2020 sulla tratta da 12 minuti tra Dubai e Abu Dhabi. Sia Transpod che Hyperloop Transportation Technology hanno avviato sperimentazioni anche in Italia: Transpod, in particolare, spera di ottenere entro il 2025 le prime certificazioni di sicurezza dell’Unione europea. 

Grazie al rapido progresso tecnologico e scientifico e un’opinione pubblica sempre più sensibile sul tema, le basi per ridurre l’inquinamento atmosferico sono tutte a portata di mano. La vera sfida ora è vincere gli interessi economici di chi guadagna dall’uso di combustibili fossili e, soprattutto in Italia, le resistenze di chi è ancora legato a un vecchio stile di vita e utilizza a l’auto anche per le brevi distanze, invece di affidarsi a mezzi di trasporto amici dell’ambiente e della sua stessa salute.

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