Farsi consegnare a casa cibo e oggetti è comodo. E distrugge l'ambiente.

Lo shopping online ha rivoluzionato le abitudini di molti di noi: è facile, comodo, ci permette di evitare il traffico e la ricerca di parcheggio in città, facendoci risparmiare tempo e carburante. Ma nel momento in cui confermiamo un ordine, difficilmente ci fermiamo a pensare quale sia l’effettivo impatto ambientale dell’e-commerce, a livello di imballaggi, di aumento del traffico veicolare e di emissioni di gas serra.

Nel 2018 quasi due miliardi di consumatori in tutto il mondo hanno acquistato merce online, per un giro di affari complessivo che sfiora i tremila miliardi di dollari. Nel 2021 questa cifra dovrebbe arrivare vicino alla soglia dei cinquemila miliardi, ma solo adesso si comincia a studiare il prezzo ambientale dello shopping online. A uno sguardo superficiale potrebbe anche apparire sostenibile, dal momento che permette di eliminare le emissioni dovute ai singoli spostamenti in macchina verso i negozi fisici. La logica suggerirebbe anche che un solo furgone che trasporta pacchi nelle diverse abitazioni potrebbe essere una scelta più sostenibile rispetto a un gran numero di spostamenti verso negozi e centri commerciali, ma la realtà non è così semplice.

Il problema, prima di tutto, è nelle quantità. Uno studio del 2015, svolto da ricercatori dell’Università del Delaware, ha esaminato l’impatto delle consegne nella città statunitense di Newark. Il primo passo è stato distribuire un questionario ai residenti, per sondare le abitudini relative allo shopping online. Questi dati sono poi stati incrociati con quelli dei corrieri, per verificare il numero dei furgoni utilizzati e il numero dei pacchetti su ogni furgone e determinare quanti mezzi sono necessari per distribuire la merce nelle abitazioni. Infine, i ricercatori hanno utilizzato i dati delle autorità locali per determinare l’effetto delle consegne sull’intero sistema cittadino dei trasporti. L’aumento dello shopping online ha fatto aumentare il traffico e i tempi di percorrenza nella città e, di conseguenza, le emissioni di gas serra.  “Abbiamo riscontrato che il numero di miglia percorse dai veicoli non è affatto diminuito con la crescita del commercio online”, ha spiegato Arde Faghri, direttore del centro dei trasporti del Delaware e autore dello studio. “Questo suggerisce che le persone utilizzano il tempo risparmiato facendo shopping online per fare altre cose, come andare a mangiare al ristorante, andare al cinema, vedere gli amici”.

Anche a New York la situazione sta diventando sempre più complicata: ogni giorno circa un milione e mezzo di pacchi arriva nelle case dei newyorkesi e questo sta avendo un impatto rilevante sulla sicurezza stradale, sul traffico e sull’inquinamento. Secondo i dati raccolti dal Center for sustainable urban freight system del Rensselaer Polytechnic Institute, il numero medio di consegne a New York è addirittura triplicato dal 2009 al 2017. “È impossibile triplicare la quantità senza che vi siano conseguenze”, ha detto José Holguín-Veras, direttore del centro. Secondo i dati del Census Bureau questa situazione è destinata ad aggravarsi se si tiene conto che nei primi quattro mesi del 2019 oltre il 10% delle transazioni sono state fatte online, contro il 4% del 2010. L’aumento del numero dei furgoni provoca anche problemi di parcheggio, tanto che nel 2018, solo a New York, quattro compagnie di corrieri – FedEx, Peapod, FreshDirect e Ups – hanno accumulato un totale di 515mila multe per divieto di sosta per 27 milioni di dollari di ammende.

C’è poi il discorso delle emissioni: in uno studio del 2013 Anne Goodchild, direttrice del Supply Chain Transportation and Logistics Center dell’Università di Washington, ha scoperto che i furgoni per il trasporto di generi alimentari a domicilio emettono in media tra il 20% e il 75% di diossido di carbonio in meno per cliente rispetto ai singoli veicoli dei consumatori diretti ai negozi di Seattle, ma solo a una condizione: l’ottimizzazione dei tempi di consegna e delle tratte da percorrere. Se è il cliente a scegliere quando ricevere ciò che ha ordinato, il risparmio di emissioni è significativamente minore. “Il beneficio di una consegna in tempi più lunghi è che il venditore può caricare molti più pacchi su meno veicoli”, ha sottolineato Goodchild. Se comprare un giocattolo in negozio emette 1,6 kg di CO2, con lo shopping online la carbon foot print scenderà di 0,2 kg. Ma se si sceglie l’opzione di consegna in un giorno, le emissioni saranno circa di 2 kg per acquisto.

Il problema è che, molto spesso, per attirare i consumatori le compagnie cercano di ridurre i tempi di consegna al minimo. Amazon, per esempio, nel 2014 ha lanciato il servizio Prime Now, che permette di ricevere a casa la merce in due ore e si appoggia a collaboratori freelance che utilizzano mezzi propri, con possibilità di carico limitato e, spesso, con percorsi più lunghi. “I corrieri partono dalla propria abitazione, raggiungono il deposito, effettuano la consegna e tornano a casa. E molto spesso i depositi sono più lontani rispetto al negozio in cui si farebbe l’acquisto”, ha aggiunto Goodchild.

Le merci, inoltre, prima di arrivare nelle nostre case, fanno spesso lunghi viaggi in aereo. Anche in questo caso, il problema è sempre la quantità. Secondo Don MacKenzie, direttore del Sustainable Transportation Lab dell’Università di Washington, “la sostenibilità della consegna a casa dipende da quanti oggetti vengono acquistati insieme. In genere non compensiamo una spesa nei negozi con un solo ordine online, ma almeno con cinque o sei”. A questo si aggiungono le politiche di reso gratuito, che moltiplicano il numero di chilometri percorsi dai furgoni. La conseguenza di tanti diversi ordini spediti separatamente e delle frequenti richieste di reso sono l’aumento esponenziale di aerei e furgoni per il trasporto e più imballaggi di cartone e plastica che vanno smaltiti e non sempre vengono riciclati correttamente.

Cosa fare, quindi? Molte città nel mondo stanno già iniziando a prendere dei provvedimenti per ridurre l’impatto dei corrieri sul traffico cittadino: a Parigi, per esempio, i furgoni viaggiano in città solo nelle ore notturne per consegnare la merce a depositi non lontani dalle abitazioni. La mattina, la consegna a domicilio viene effettuata con biciclette e mezzi elettrici. Anche ad Amburgo e a Londra gli ultimi chilometri, dai depositi alle case, sono spesso effettuati con veicoli elettrici, mentre New York sta sperimentando le consegne notturne, quando le strade cittadine sono libere da gran parte dei veicoli.

Anche le grandi società di e-commerce stanno cercando di prendere provvedimenti nella direzione di una progressiva riduzione dell’impatto ambientale: lo scorso settembre Jeff Bezos, Ceo di Amazon, ha annunciato la volontà della compagnia di combattere l’emergenza climatica, riducendo le emissioni di CO2 della sua attività fino ad azzerarle entro il 2040. Inoltre, ha deciso di acquistare 110mila furgoni elettrici per le consegne, che saranno nelle strade entro il 2024. C’è poi un aspetto che dipende direttamente dal consumatore: la scelta dei tempi di consegna. Per incentivare l’utilizzo di tempi di consegna più sostenibili, sia per i lavoratori che per l’ambiente, i clienti Prime potranno ricevere sconti e premi se accetteranno di aspettare qualche ora in più il loro pacco. Secondo Miguel Jaller, docente di ingegneria civile e ambientale all’Università della California Davis, i giganti dell’e-commerce non prenderanno decisioni sostenibili per l’ambiente finché i consumatori non li costringeranno a farlo: “Ora come ora, i profitti stanno mandando le compagnie in tutt’altra direzione. Non possiamo aspettarci che una società vada contro i propri interessi economici di propria iniziativa. Come consumatori, possiamo contribuire a indirizzare il mercato”.

La sostenibilità dei nostri acquisti online dipende anche da noi. Possiamo scegliere, con uno sforzo minimo, di non pesare sull’ambiente quando facciamo degli acquisti: comprando solo quello di cui abbiamo bisogno, per evitare resi; scegliendo tempi di spedizione più lunghi per permettere al corriere di ottimizzare le consegne; pianificando bene gli acquisti e ordinando più oggetti insieme per accorpare le spedizioni. Le nostre scelte, unite agli sforzi dei grandi gruppi dell’e-commerce per ridurre il loro peso nell’emergenza ambientale, sono le fondamenta su cui costruire un commercio online che sia veramente utile all’ambiente e non uno stratagemma per pulire la nostra coscienza di consumatori.

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